In memoriam Andrea Zanzotto

Andrea Zanzotto (1921-2011)

Tien dagen geleden was hij negentig jaar geworden. Twee dagen geleden overleed hij: de Italiaanse dichter Andrea Zanzotto.

In 1950 won hij de Premio San Babila met een bundel gedichten die een jaar later werden gepubliceerd onder de titel Dietro il paesaggio. Hij zou tot op hoge leeftijd blijven dichten. Ter gelegenheid van zijn 88e verjaardag publiceerde hij in 2009 Conglomerati.  Zanzotto’s werk is veelvuldig bekroond, o.a. met de Premio Feltrinelli (1987).

Claudio Magris gedenkt de dichter in de Corriere della Sera van 19 oktober:

Un oracolo arcaico e moderno : quel nostro incontro al caffè della stazione de Mestre.

“Ciò che rimane, che è destinato a restare, lo fondano i poeti, dice un verso di Hölderlin. La grande, unica e irripetibile poesia di Andrea Zanzotto è un’espressione possente, con vette di altezza ardua e vertiginosa, di questa lirica intesa quale creazione che penetra nella vita, gesto e parola di Orfeo che muove le pietre e apre le porte dell’Ade, va alla scoperta del senso o del non senso del mondo. Zanzotto è l’ultimo o uno degli ultimi grandi ad aver creato questa poesia orfica, oracolare, capace di cogliere la vita intera, anche nella sua più disarticolata e profanata contemporaneità, nei suoi frantumi, perché il senso del sacro che la pervade abbraccia ogni cosa. Nella poesia di Zanzotto la lingua è – ancora o nuovamente – casa dell’essere, anche se di un essere sconquassato e spesso violato. Zanzotto è arcaico e insieme contemporaneo, come rivela il suo linguaggio lirico, impervio e classico, che assume su di sé, come un vate antico, la bellezza e il degrado, la vita e le sue trasformazioni – anche quelle che sembrano distruggere le possibilità di poesia. Il geniale uso – o meglio invenzione, reinvenzione – del dialetto e del petèl, il linguaggio infantile della vita e del suo innocente e impudico sbocciare, fa di lui un poeta classico e insieme innovatore; vicino alla babele del nostro mondo. È un dono, per me, averlo incontrato, conosciuto e frequentato, insieme alla sua Marisa e ai suoi figli, in un legame che comprende anche la mia famiglia e amici comuni – Bruno Visentini, Giuseppe Bevilacqua, Cino Boccazzi, Nico Naldini e altri ancora – di quel pezzo di universo fra Treviso, Oderzo e Conegliano in cui il veneto diventa la lingua della terra, del suo ventre, del suo cuore e del suo spirito, dell’epica e sanguigna unità della vita che non si lascia turbare da scosse come la morte. Fra i ricordi che ho di lui, quello che forse mi è più caro è un incontro al caffè della stazione di Mestre, in cui abbiamo composto insieme quella filastrocca-nenia-ninna nanna-glossolalia infantilmente sboccata che ci aveva chiesto Fellini e che nella «Città delle donne» dice, o meglio rumina e borbotta, la motociclista Jole Silvani. Grazie, Andrea, e stai tranquillo: non praevalebunt. ”

Claudio Magris
19 ottobre 2011

About blognostrumuva

blog voor de Collectie Romaanse Talen van de Universiteitsbibliotheek van de UvA (universiteit van Amsterdam)
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